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ECCO COME SI PUO' SALVARE UNA VITA E DONARE FUTURO

di Qehaia Rafaelo

Un giorno di piena estate sono andato con il mio migliore amico a pescare sul fiume nei pressi di casa mia.
Eravamo forniti di tutti gli strumenti necessari per la pesca e lungo il percorso scherzavamo sui diversi colori dell’amo e sull’intenzione che avevamo di catturare qualche pesce grosso.
Mentre ci avvicinavamo al luogo scelto nei giorni precedenti, vedemmo molta gente da lontano. In quel momento pensammo che qualcuno avesse preso un pesce lungo due metri, tanto ci sembrava che l’atmosfera fosse agitata.
In realtà ci stavamo sbagliando: c’era una tragedia in atto. Un ragazzo immobile, steso a terra, perdeva molto sangue. Solamente il fatto di vedere una persona a terra mi fa sentire male, figuriamoci vedere tanto sangue!
Dopo qualche minuto arrivò l’ambulanza per portare soccorso al ragazzo ferito. Subito non ci eravamo accorti chi fosse quel ragazzo; ma quando vedemmo giungere i suoi genitori … era Federico, un nostro conoscente.
Allora, presi dal panico, ci avvicinammo a qualche persona per chiedere cosa fosse successo; risposero che era stato investito da un fuori strada ed era grave.
Io ero molto preoccupato per Federico e non riuscivo a stare “né in cielo né in terra”. Corsi con il mio amico in ospedale per capire quanto fosse grave, ma l’attesa fu lunga perché i medici lo stavano curando. Tutti i familiari piangevano ed era difficile consolarli.
Il giorno dopo i medici dissero che i reni erano assai malandati e che era necessario il trapianto di un rene; aggiunsero che bisognava trovare qualcuno disponibile a offrirne uno. Allora la madre di Federico non esitò un istante e decise di sottoporsi all’intervento chirurgico pur di dare speranza e futuro al figlio.
Tutto funzionò al meglio e dopo qualche settimana di degenza, madre e figlio fecero ritorno a casa con la soddisfazione di tutti i parenti e gli amici.
Federico, però, pensava alla generosità di sua madre che per salvarlo aveva rinunciato alla sua piena salute fisica.
La madre invece era fiera dell’aiuto che aveva potuto dare, non si sentiva un’eroina, ma una vera madre.


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